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L'influenza aviaria è una malattia virale che colpisce gli uccelli; è endemica anche in Italia con forme a bassa patogenicità. Occasionalmente alcune forme a bassa patogenicità possono mutare e diventare estremamente virulente e aggressive. E' il caso del ceppo H5N1 originatesi negli allevamenti del Sud-Est asiatico e da qui, grazie agli uccelli migratori, vettori di questo virus, il ceppo si è diffuso più a ovest attraverso la Cina, la Mongolia, la Siberia, fino all'Europa Orientale Danubiana. L’Organizzazione Mondiale della Sanità rilevando nella malattia una possibile diffusione pandemia, ha emanato alcune raccomandazioni e norme di comportamento tra cui quella di limitare, per quanto possibile, i contatti dell’uomo con polli, anatre e altri volatili. Lo stesso INFS (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica), non escludendo il rischio di una possibile trasmissione tra animali infetti e uomo, ha rivolto ai propri inanellatori delle raccomandazioni e delle norme di comportamento per la manipolazione di animali selvatici. Dunque lo stesso Istituto, massimo organismo di ricerca deputato a fornire indicazioni sulla fauna selvatica, ritiene non privo di rischi la manipolazione di individui selvatici senza opportune precauzioni. Anche se al momento la sospensione dell’attività venatoria nelle aree in cui si concentrano soprattutto anseriformi, uccelli più frequentemente affetti dall’influenza aviaria, potrebbe apparire prematura, il rischio della diffusione della malattia non va sottovalutato. Per questo motivo, gli organi preposti sia all’attività venatoria che alla sorveglianza sanitaria, dovrebbero emanare delle norme finalizzate proprio a rendere più difficile la diffusione della malattia. In particolare riteniamo che vi siano almeno tre punti estremamente critici che dovrebbero trovare rapidamente dei correttivi: a) divieto ad utilizzare mangimi nelle aree di sosta degli anatidi. L’utilizzo di mangimi impiegati in grandi quantità nelle valli di caccia per concentrare un elevato numero di anatre durante le soste migratorie potrebbe risultare una pratica estremamente pericolosa. Favorire infatti la concentrazione delle specie selvatiche in ambienti ristretti facilita la trasmissione e la diffusione del virus tra individuo-individuo, specie-specie e tra popolazioni di provenienza diversa e con mete migratorie finali differenti. b) Limitazione drastica del turismo venatorio. Il turismo venatorio, con la relativa importazione, dalle aree di caccia degli animali abbattuti, a nostro avviso, andrebbe sospeso. Negli ultimi anni, infatti, il consumismo venatorio si è rivolto verso paesi in cui le norme venatorie sono meno severe che da noi e il prelievo venatorio, dato l’elevato numero di individui e di specie ornitiche, è molto più semplice e abbondante. Anche se non è dimostrato che la manipolazione di animali, anche se morti, potenzialmente affetti da influenza aviaria o portatori del virus H5N1, potrebbe essere una causa di diffusione del virus, il principio di precauzione imporrebbe di limitare al massimo qualsiasi manipolazione di animali selvatici. c) Strettamente correlato al turismo venatorio è l’importazione di animali morti da altri paesi soprattutto dell’Est Europeo. Per questo motivo dovrebbero essere attivate misure che limitino l’importazione di specie selvatiche provenienti dall’estero. E’ noto che in Romania, in particolare nell’area del delta del Danubio, così come in altri paesi dell’Est Europeo, vi è una stretta relazione tra animali domestici e selvatici. Oche e anatre domestiche vengono spesso fatte pascolare in aree dove sostano anche specie selvatiche in sosta migratoria. Questo stretto contatto tra specie domestiche e selvatiche facilita certamente il passaggio del virus dell’influenza aviaria e indirettamente il contatto virus-uomo. Anche se in Italia la pratica del far pascolare animali domestici nelle aree di sosta della fauna migratoria non è attuata, tuttavia, l’utilizzo di richiami vivi, i quali poi, vengono ripresi e riportati allo stato di cattività, magari a stretto contatto con altre specie domestiche, appare molto pericoloso. Riteniamo che l’ordinanza del Ministro della Sanità Storace di vietare l’uso di richiami vivi, sia stata una misura opportuna per cercare di interrompere, almeno parzialmente, il contatto tra operatori ed avifauna selvatica e tra questa e gli animali domestici. Infatti gli individui tenuti a stretto contatto con le specie selvatiche possono veicolare il virus dalle specie selvatiche alle specie domestiche. Non per nulla, già dal 2 di settembre, l’INFS faceva divieto ai propri inanellatori di utilizzare anatre germanate vive quali richiami per la cattura di anatidi in gabbie ad ingresso, invitando loro a rimuovere immediatamente questi uccelli e sospenderne l’impiego. autore: prof. Mauro Furlani - responsabile Centro Studi Faunistici della Federazione Nazionale Pro Natura
Data creazione : 24/02/2006 12:25
Ultima modifica : 27/02/2006 07:49
Categoria : Ambiente e salute pubblica
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